La volontà c'è. Ma questo non può bastare, ci deve essere anche il tempo. E quello - fidatevi - latita. Eravamo rimasti al 12 maggio. Anna Chiara prima rabbiosa, poi felice. Un milione di famiglie in piazza e la bellezza di un padre, una madre e dei figli. Non voglio fare il riassunto delle puntate precedenti, non mi va di raccontare in poche righe scampoli di vita vissuta: non riuscirei a rendere l'idea. Posso fare un elenco di immagini, link a qualcosa di più grande... E allora (ho l'agenda tra le mani...): le cene con gli amici per costruire e sognare qualcosa di grande; il Rosario snocciolato sul motorino mentre vado in redazione; un viaggio a Pesaro con la sacra famiglia, e il primo bagnetto di Giovanni; gli splendidi incontri con i nove coraggiosi adulti che hanno chiesto il battesimo; la comunione portata ai malati; la bellezza sempre nuova di Anna Chiara; la notte bianca della solidarietà con Oltreilnaso; il sogno infranto del centro giovanile di San Carlo al Corso, tanto lavoro per nulla; il secondo compleanno di Giovanni e la festicciola con gli amichetti al parco Scott; la festa delle Acli di Roma e la gioia degli immigrati, nuovi romani; le ginocchia doloranti mentre fisso negli occhi il "sole che ride" a Santa Anastasia; qualche matrimonio e un paio di battesimi; i pranzi da Felice a Testaccio; il celebre Ritirone di don Fabio, 10 giorni di catechesi e non sentirli; il primo dentino di Therese che sorride sempre; le vacanze passate tra Tarquinia, Tor San Lorenzo e un paio di giorni a Populonia; il massimo storico: 115 chili anche se non si vedono; le mattine tutti svegli a giocare nel lettone; il ritorno anche se breve di zio Sandro, Sara, Blu, Leonardo e Gabriele; la festa della Messa domenicale; le partite di basket 3 contro 3 con Giovanni che impazzisce mentre cerca di palleggiare; qualche influenza e il vacino di Therese; le famiglie coinvolte nel progetto Granelli di Senapa (che fantasia!); e arriviamo a oggi. La bellezza del presente. Uno legge queste istantanee scattate qua e là e dice: ma questi come sono fortunati. Sì, lo siamo, ma non perchè la croce non ci ha fatti visita, quanto perchè il Signore ci ha donato la fede. In Cristo Gesù - come insegna Teresina - tutto è Grazia! Le difficoltà, per carità, ci sono state e ci sono, ma non sono degne di nota. Quali? Tante. A comcinciare da mia moglie!!
Eccomi qui a scrivere oggi che più di ogni altro giorno non vorrei essere qui, oggi che questo sole che entra dalle finestre di casa pesa come un macigno sulla mia giornata… oggi che vorrei essere in piazza in mezzo alla folla, a testimoniare la bellezza della mia famiglia e a godere della bellezza di tutte le famiglie presenti a piazza san giovanni…
E invece al solito le Sue vie, mi stupiscono! Non scrivo da tanto, non ho scritto per annunciare la nascita di therese, non ho scritto per raccontarne la sua immensa bellezza, il suo sorriso, la sua sorprendente attenzione, la sua femminilità, sì la sua femminilità perché therese (sarà per il nome francese) anche quando le metto i vestiti del fratello… malgrado abbia solo tre mesi e mezzo, è una femmina, la mia femminuccia meravigliosa e sorprendente.
Insomma non ho scritto tutte queste cose perché sono ancora poco per descrivere la meraviglia di questa figlia inaspettata e amata dopo quel Giovannino che amo di un amore che credevo irripetibile, che stupida mi credevo così piccola così umana da pensare di non riuscire ad avere tanto amore… quando sì genera si diventa cocreatori con il Signore e lui genera in noi forze inaspettate.
Insomma non avevo ancora scritto, ma oggi non potevo non raccontarmi. Oggi che sono qui a scoppiare parole perché sono incollata davanti alla televisione a seguire la manifestazione e a permettere a mio marito di essere in piazza a dare una mano, e therese e giovanni per quanto meravigliosi siano non parlano così bene.
È stata una delle giornate più difficili degli ultimi tempi mi sono sentita terribilmente sola, mi sono sentita male con dei mal di pancia terribili che mi prendono da un po’, ho trattato malissimo giovanni gli ho urlato in faccia, perché ero snervata e stanca, l’ho abbracciato tanto perché mi sentivo in colpa, fino verso mezzogiorno quando poi ho parlato al telefono con mio marito, avrei potuto dirgli di tornare a casa lasciare i suoi impegni in piazza e alimentare il mio egoismo, ne avrei addirittura avuto diritto! Perché “quale family day faceva se non c’era per la sua famiglia in un momento di bisogno!!!!” invece mi sono lasciata curare, mi sono lasciata amare dalle sue parole d’amore e dall’amore del Signore, e ho percepito
Avete ragione. Scusateci. Abbiamo ricevuto tante e-mail he ci chiedevano di aggiornare il blog, ma due figli sono molto molto molto impegnativi, soprattutto se uno deve fare più lavori per arrivare a fine mese. Prendetevela con mia moglie che tra una poppata e l'altra potrebbe anche degnarsi di scrivere qualcosina. Comunqe... Therese oggi ha compiuto tre mesi. I primi giorni di vita sono stati duri, non tanto per lei quanto per noi: Giovanni ha avuto un paio di laringospasmi (ma ormai siamo abituati) e Anna Chiara è stata ricoverata per un'infezione. Io me la sono fatta sotto perchè ogni giorno che passa mi accorgo che senza Anna Chiara sarei perso. Ora va meglio, la paura è alle spalle e dopo un paio di giorni tutto si è risolto per il meglio. La febbre è scesa e l'hanno dimessa dall'ospedale. Ho saputo che in tanti hanno pregato per lei e ve ne ringrazio. La notte di Pasqua, poi abbiamo battezzato Therese. Il padrino e la madrina hanno rispettivamente i loro blog, il primo in coabitazione con la moglie... E così Therese, Francesca Romana (questi sono i nomi scelti dai padrini) è nata in Cristo! L'avreste dovuta vedere immersa nell'acqua dal parroco. Tre sorsate, qualche lacrima e via...
Alla fine è nata. Il 22 gennaio, bella come il papà. Avremmo voluto scrivere prima, ce lo siamo detti in più occasioni anche perchè di cose ne sono successe tante, ma un pò il tempo che si è ridotto, un pò le nottate in bianco hanno avuto la meglio. Therese è nera nera. Ringraziando Dio non ha ciuffi improbabili, ma i capelli giusti al posto giusto. All'inizio dormiva e mangiava, ora comincia ad essere più esigente. Ma quello che colpisce maggiormente sono i suoi occhi. Ti guarda e ti legge nel cuore - o almeno così sente il suo papà - ; ti guarda e ti accarezza l'anima; ti guarda e riesce ad andare oltre. Promettiamo che in questi giorni saremo più presenti cercando di raccontare per quanto ci è possibile i giorni passati. Vi vogliamo bene e vi ringraziamo delle preghiere.
Quante cose... Therese ancora non è nata. La aspettiamo a giorni e per questo chiediamo ai nostri lettori di pregare per noi e per la nostra bimba che non vediamo l'ora di vedere. Anna Chiara è bellisima. Non l'ho mai vista così. Si arrabbia facilmente, ma si tranquillizza subito. L'altro giorno davanti a mia madre, mia sorella e alla nostra amica Francesca è andata in escandescenza chiudendosi in bagno. Dopo dieci minuti tutto ok. C'è da capirlo, è stanca e la pancia pesa non poco. Giovanni è nella fase più divertente. Ormai parla e non lo riusciamo a fermare. Ogni tanto si aggira per casa, si ferma davanti alle prese della corrente e ripete energicamente "NNNOOO!". Continua, arriva in cucina, si ferma davanti ad un'altra presa e ribadisce: "NNNOOO!". Mi sa che ha capito la lezione di quelche giorno fa quando quatto quatto cercava di attaccare il mouse del pc alla presa della corrente. Sculaccione e un bel "NNNOOO!" urlato in faccia gli hanno chiarito le idee. Certo che, in qualsiasi caso, dovremo avere mille occhi...
Mi spiace non essere più assiduo come un tempo, ma Anna Chiara, Giovanni e tra qualche giorno Therese hanno fame del loro marito e papà. Io mi getto nel loro mare come un bufalo in un laghetto di piranha. E quando mi addormento la sera invece che sentirmi vuoto, ciancicato e defraudato di me, mi accorgo di essere pieno. Tanto pieno da sentire la necesità fisica di ringraziare Qualcuno.
Ora Giovanni è nel box, la mamma è andata a pagare qualcosa alla posta e a comprare una sogliola per il pargoletto. Io mi sono preso qualche giorno di "paternità" nel senso che tornerò a lavoro solo dopo la nascita di mia figlia. Diciamo che sto lavorando da casa e che sto - per questo - faticando il doppio. Con un occhio al box ormai provato dall'energia di Giovanni che sta escogitando stratagemmi per evadere, e un altro alla posta elettronica mentre ho l'orecchio impegnato in un paio di telefonate che si accavallano... e se penso che tra breve saremo in quattro... che il Signore ci aiuti!
È già qualche settimana che la posta elettronica viene intasata da messaggi di auguri di Natale. Tra qualche giorno cominceranno i messaggini via sms. Tutti, credenti e non credenti, a Natale sentono nel cuore qualcosa di diverso. Un ricordo lontano di infanzia, la sensazione e il desiderio di un’unità familiare, il tavolo allungato nel soggiorno, l’odore dei fritti, il rumore delle cornamuse che viene dalla strada, un albero pieno di lampadine, il muschio del presepio… Al di là dei luoghi comuni sullo spreco di soldi, sul consumismo e sulla perdita del valore originario di questa festa, mi piace sottolineare il fatto che oggi, dopo più di duemila anni la gente, a Natale aspetta ancora.
Non c’è niente da fare il Natale porta in sé un’attesa.
Proprio ieri, mentre accompagnavo un amico a confessarsi a San Paolo, mi sono fermato a guardare il semplice presepio allestito nella basilica. C’era tutto: la cometa sulla grotta, le pecorelle e i pastori con le mani ricolme di doni, il bue e l’asinello perfettamente al loro posto, Maria inginocchiata, Giuseppe con il bastone… e una mangiatoia vuota. Tutto: le statue, le luci, il muschio e il legno della grotta, il ruscello, le stelle e le case in lontananza mi sono sembrate come sospese. Tutta la simmetria della scena ruotava attorno ad una mancanza, ad un’assenza.
Il mio augurio allora è questo: che riusciate a trovarvi mancanti. Che sentiate come sento io nel cuore una nostalgia, una mancanza.
Perché solamente chi sa di essere povero e bisognoso potrà percepire la grandezza del Natale.
Vi auguro di sentire nella vostra carne e nel vostro cuore la pienezza di un Bambino capace di riempire le vostre fragilità e di accarezzare tutte le vostre ferite.
eccomi qui a condividere ciò che mio marito aveva preannunciato... salto i convenevoli e le scuse per il ritardo solo per iniziare in modo un pò diverso dal solito...
scrivevo il 15 settembre 2006...
...sul mio cellulare un messaggio dell’ansa, scorro superficialmente le parole sullo schermo convinta di leggere le “solite” notizie di qualche strage in medio oriente e invece mi fermo attenta è morta all’età di 77 anni forse la più nota giornalista italiana, è morta a Firenze, è morta per un male incurabile. MALE INCURABILE. Mi ha colpito, INCURABILE. Da quanto tempo non ricevevo la notizia di qualcuno morto di un male incurabile. Ovvero, quante persone lontane o vicine si sono ammalate di un male incurabile e sono morte, tante, troppe forse, ma ciò di cui avevo nostalgia, comprendo solo ora è la parola incurabile, il concetto che rende il senso dell’abbandono ad un evento più grande. Si muore troppo oggi di mala sanità, di stenti, si muore di depressioni che indeboliscono il sistema immunitario, si muore dell’inquinamento che aumenta, si muore di errori umani, meccanici e “divini”. Ma da quanto tempo non “si moriva” di un male incurabile? Non c’è colpa e non c’è senso di colpa o d’inadeguatezza, nemmeno d’impotenza, nel concetto d’incurabile c’è affidamento, abbandono, pace. Vorrei morire quando dovrò d’un male incurabile, perchè non vorrei sbattermi di pensieri tipo: potrei provare in svizzera, se solo avessi i soldi per andare in clinica, si deve cambiare questo mondo schifoso, se non mi fossi innervosita tanto nella mia vita, se domani dovessero trovare la cura. Se, se, se, sé, sé stessi.
Il mondo è pieno di mali incurabili e noi non lo accettiamo più. Deliranti, onnipotenti e tristi vedo uomini morire di cirrosi epatica, overdose, impiccati, assassinati dal mondo. Voglio soffrire, disperarmi e morire d’un male incurabile, spendere lacrime infinite e avere il tempo di pregare, di sbattermi per quel viaggio che non voglio evitare ma MERITARE. Morire non è come nascere ma è come partorire, rivoglio quella meravigliosa e terrificante consapevolezza di ogni donna incinta, che paura o no, sa che da li dovrà uscire
Un tuffo nel passato, mentre il pancione cresce e Giovanni ha cominciato a dire papà. A dire il vero dice baba o qualcosa del genere, ma a me basta. Dicevo del tuffo nel passato ascoltando Baglioni (Uomini persi per la precisione). Ma quante corse sul motorino con le cuffiette a tutto volume nascoste nel casco... quante canzoni urlate nella solitudine della mia stanza pensando ad Anna Chiara. E che effetto mi fa ritrovarla al mio fianco, con un anello al dito, con un figlio di un anno e con un altro in arrivo. Il Signore ha molta più fantasia di noi. Veramente: nemmeno nel più bello dei miei sogni mi sarei immaginato di trovarmi alle soglie dei trent'anni con una moglie così e con due figli. Ringrazio il mio Dio per la sua dolcezza e per la sua Provvidenza che non abbandona. Mai. E come vorrei trasmettere questa dolce consapevolezza a chi non crede, a chi dispera, a chi si sente solo...
Siamo a Chianciano per un fine settimana di assoluto riposo. Ma quanto è bello essere una famiglia? Ieri grande commozione quando con Anna Chiara abbiamo cucinato, apparecchiato e ci siamo messi seduti a tavola. Giovannino spilucchiava da un piatto alcuni grissini schiacciati. La preghiera di benedizione del cibo e nell'aria la musica di Chopin. Carissimi, vi auguro la stessa gioia provata in quel momento, sentendoci parte di un disegno più grande. In due anni la nostra vita è cambiata radicalmente: il matrimonio, la nostra nuova casa, la gravidanza, la nascita di Giovanni... ora un altro pancione. Il Signore ha ribaltato tutte le nostre certezze, ha operato miracoli, ha rovesciato le nostre vite come due pedalini, ci ha convertito all'abbandono alla sua volontà. E allora sia quel che sia, senza paura!
Che gioia! Che felicità! E' sicuro: siamo in quattro: Anna Chiara è nuovamente incinta. L'avevamo detto che stavamo provando a fare Teresa, speriamo di esserci riusciti. La settimana scorsa abbiamo fatto l'ecografia e l'abbiamo vista. Le manine che si muovevano vorticosamente nell'aria. Un fagiolino irrequieto e vivo. Il cuoricino che batteva veloce, i nostri sorrisi. La mano di mia moglie nella mia e Giovannino in braccio che sembrava capire tutto. Rideva anche lui, con noi. Ora viene il bello, l'attesa, le nottate con la mia mano sulla pancia di Anna Chiara, le litanie notturne dei santi quando lei non riesce a dormire, i calcetti di vita che non vedo l'ora di sentire, l'emozione di immaginarsi un volto, due occhi, una bozza, una voce. Dovrebbe nascere verso la fine di gennaio. Noi l'aspettiamo, voi pregate per questa nostra attesa.
Come abbiamo detto un pò di tempo fa... avevamo cose stupende da fare... ma davvero stupende...
Lo dico a bassa voce: stanotte Giovannino ha dormito senza svegliarsi mai. Speriamo che duri, anche perchè veniamo da un paio di nottate insonni, di cui una passata al Bambin Gesù per un "laringo spasmo". Niente di che, lo aveva già avuto tre mesi fa, ma svegliarsi di notte con tuo figlio che non riesce a respirare non è mai bello. Ora è qui dietro a me che dorme abbracciato alla mamma nel lettone. In questo periodo stiamo pregando un pò meno del solito. Ci sforziamo di essere una famiglia nella quale si compie ogni giorno la Parola di Dio, ma il ritmo frenetico delle nostre giornate ci fa perdere di vista la perla preziosa. Ringraziando Dio, ogni giorno che passa benedico il mio matrimonio. Ci scanniamo, ci massacriamo, litighiamo, ci confrontiamo con la certezza e la gioia inebriante della consapevolezza che sarà per sempre. Il Signore mi ha dato Anna Chiara ed io me la tengo stretta. Ed è una gioia immaginarci vecchi - se Dio vorrà - ad amarci nelle nostre infermità. D'altronde l'amore, quello vero, non si vede nel vuoto spinto, ma sotto sforzo. Nel perdono o nella malattia, quando siamo chiamati ad essere simili a Gesù Crocifisso.
Avevamo cose stupende da fare... nell'ultimo post non mi ero reso conto della bellezza di questa frase. E' la concretezza della vita che vince il virtuale. Vi ringraziamo dei tanti commenti e delle numerose manifestazioni di affetto. Che dire: Anna Chiara è tornata latitante, in compenso sta tirando fuori tutto l'architetto che è in lei... Ieri sono tornato da Pesaro e ho trovato la casa completamente cambiata: il pc - con mobile annesso - dalla cucina alla camera da letto, la scarpiera dallo sgabuzzino all'ingresso, uno specchio adesivo appiccicato sul un lato dell'armadio, una sorta di lapmpione nano sopra il tavolino dove solitamente poggiavo le chiavi. E ancora: due lampioncini in salotto, un portasciugamani e un appendiabiti in bagno... Insomma le prudevano le mani. Buon per lei che il sottoscritto se ne strafrega dell'arredamento della casa, perchè altrimenti sarebbe stata una tragedia. A me basta un letto comodo e una libreria capiente, poi, per il resto mia moglie ha completa libertà di movimento. Intanto Giovanni oltre ai denti che continuano ad uscire, si è preso una bella congiuntivite ad ambedue gli occhi. Prima il sinistro, che ora sembra essere guarito, poi al destro, ancora molto rosso. Noi che sappiamo di essere incoscienti, lo portiamo lo stesso fuori. Tra una mezz'oretta andiamo al mare: Santa Marinella, vicino Roma a scroccare un pranzo dagli zii di Anna Chiara. Le ho detto che ero entusiasta di questa sua idea, ma visto che non lo legge, sul blog posso dirlo apertis verbis: che palle!
Quanto tempo. Troppo. La vita, a volte, va più veloce di noi. Piccolo aggiornamento dopo quasi un mese di latitanza: Giovanni ha messo quattro dentini. O meglio: due dentini e due dentoni, quelli superiori, sulla falsa riga di quelli del padre. Povero lui. Anna Chiara è più bella che mai. Ha tagliato i capelli e si è fatta fare la frangetta da adolescente. tant'è che l'altra sera tornando a casa le ho detto: "Vai a finire subito i compiti". Il Signore non smette di operare miracoli ogni giorno. Siamo felici e non abbiamo paura di dirlo. Ci amiamo perchè siamo stati amati e, allo stesso tempo, cerchiamo di amare Dio negli altri. Stamattina ho portato la comunione a Carolina, 95 anni, e Rita 80. Sono pieno di cose da dire, ma non riesco a scriverle. Non sono veramente degno di questo servizio. Scusate l'assenza, ma avevamo cose stupende da fare.
Io non taccio.... metto a posto! E poi anche Teresa, la nostra amica della parrocchia, che sabato mattina vestita di bianco ha festeggiato nel dolore il funerale di Pietro, testimoniando a tutti il suo amore semplice e puro, commuovendo e annunciando la sua fede nella Resurrezione, anche Teresa mentre domenica mattina mi raccontava come aveva conosciuto il suo amore la prima volta in cui per "sbaglio" i loro occhi si erano fermati l'uno sull'altra, me l'ha detto: AMOR SENZA BARUFFA FA LA MUFFA!
Grazie Teresa per averci fatto conoscere il tuo amore senza vergogna, grazie per esserti vestita di bianco e aver cantato di fronte alla bara di tuo marito, grazie per averci permesso di voler bene a Pietro, grazie delle carezze che gli hai dato di fronte a me e mio marito, grazie per questa testimonianza di Fede. Ti abbraccio Teresina. Grazie Pietro, buonanotte.
Le litigate, che palle. Ieri sera l'ultima per (dico io) delle stupidaggini immense. Sono disordinato. Lo so e lo sapeva mia moglie prima di sposarmi. Ora mi vorrebbe meno "intruppone" e più attento. Insomma vorrebbe un altro... Tutto risolto, per carità, ma che perdita di tempo discutere e litigare una serata intera. Proprio quando Giovanni, stanco, si era addormentato prima del solito. Avremmo potuto lavorare per Teresina, invece parole... parole... parole...
Intanto mia moglie tace. Sul blog, di lei, nessuna traccia...
Grazie a tutti per i bellissimi messaggi che ci avete mandato anche via e-mail... non meritiamo tanto... se viveste anche solo un giorno con noi, vi rendereste conto di quanto siamo piccoli e meschini certe volte. Ma la grandezza del Signore è proprio questa: sceglie due peccatori come noi per testimoniare la sua vittoria sulla morte e sulla paura. Cristo ha spezzato le nostre catene! Buona Pasqua a tutti. Cristo è Risorto! E' veramente Risorto!
Stanotte una bella veglia di Pasqua, con tanto di sei battesimi, ci ha riconciliato con il mondo. Dopo il silenzio, l'aridità, il lutto di sabato, la gioia di questa notte. Gioia piena con Giovannino che batteva le mani mentre veniva cantato l'Exsultet nella chiesa appena illuminata dalle luci fioche delle candele. E poi il vangelo: «Non temete… non abbiate paura». E dopo il digiuno, dopo la fame, dopo la mancanza. Di nuovo il nostro Dio. Vivo. Risorto. Di nuovo il suo corpo nel nostro corpo e il suo sangue nel nostro sangue. Che bello! E’ la bellezza che mi ha conquistato a Cristo.
Ieri è andata benissimo. Il Signore, ogni giorno, compie prodigi e noi lo lasciamo fare. Non è la prima testimonianza che facciamo davanti a tanta gente, ma piazza San Pietro è piazza San Pietro. Che emozione ricordare quando, quindicenne, venivo ad ascoltare le parole di Giovanni Paolo II il giovedì prima di ogni Giornata Mondiale della Gioventù. Ora siamo cresciuti. Per essere giovani, ancora lo siamo e lo saremo per altri cinque o sei anni, ma passeggiare e sentirsi dare del lei perchè sei abbracciato a tua moglie e stai portando in braccio tuo figlio, fa un certo effetto. Grazie a tutti per le preghiere. Ci hanno detto che Giovannino in tv sembrava un angioletto...
Di seguito, grosso modo, il testo della nostra testimonianza che Andrea Sarubbi, giustamente, ha voluto che facessimo a braccio. Alla prima domanda mi sono un pò intoppato, o meglio, non mi ricordavo chi ero, cosa facevo, chi era il bambino che tenevo in braccio... Anna Chiara, invece, è stata strepitosa. Una sicurezza e una serenità che solo chi vive sulla carne le parole che sta pronunciando può avere. Il Papa un grande. A tratti sembrava di essere alla Gregoriana (don Francesco docet), ma è sempre divertente ascoltarlo rispondere in quel modo a braccio.
Gianluigi
Immaginatevi due giovani di venti e di diciotto anni impegnati nelle loro parrocchie di origine. Catechisti tutti e due, sempre presenti a messa ogni domenica. Due bravi cristiani, ma un po’ sciapi. Ci siamo conosciuti mentre stavamo per partire per
Anna Chiara
Poi c’è stata
In quel momento un fuoco ha preso le nostre vite. Quelle parole ci hanno rovesciato l’anima. L’unica cosa che volevamo era dire «sì» al Signore. Ma come si fa a dire «sì» al Signore? Abbiamo cercato di comprendere quello che il Signore, tramite la voce tremante di Giovanni Paolo II volesse dirci. Abbiamo pensato alla consacrazione. Gianluigi ha pensato di entrare in seminario. Per un paio di anni ci lasciavamo e ci rimettevamo insieme. Volevamo capire. Ma poi, come spesso accade, dalla crisi, dal silenzio, dall’aridità, dalla morte, nasce qualcosa di più bello di prima. Quando abbiamo detto «sì» al Signore facendogli capire che eravamo disposti a tutto per Lui, allora tutto è diventato chiaro: potevamo sposarci.
Gianluigi
Lo abbiamo fatto il primo di ottobre del 2004, giorno di Santa Teresa del Gesù Bambino. Lo abbiamo fatto andando incontro non a poche difficoltà, con la certezza di farlo facendo la volontà di Dio e per questo non temendo nulla, nonostante la precarietà che contraddistingue i giovani del nostro tempo. Lo abbiamo fatto mettendo tutto nelle mani del Signore e della sua Provvidenza. Sappiamo di essere un segno di contraddizione nel tempo che stiamo vivendo, ma siamo felici di esserlo. Senza paura, dicendo, nonostante i nostri peccati, ogni giorno il nostro «sì» quotidiano. Lo abbiamo fatto ricordandoci delle parole di Giovanni Paolo II «Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo». Essere cristiani non è seguire una morale fredda e senza vita, non è un imperativo categorico, non è solamente andare a messa la domenica. Essere cristiani è bello. Essere una famiglia è bello! È declinare ogni giorno la nostra vita sul modello di Gesù. È essere felici con la consapevolezza che tutto è Grazia! È capovolgere la nostra scala di valori. È essere aperti alla vita senza paura.
Da qualche mese sono stato eletto come Presidente delle Acli di Roma, le associazioni cristiane lavoratori italiani. Anche questo mio servizio è legato indissolubilmente a Giovanni Paolo II e a quella sera a Tor Vergata. Quel giorno dissi a me stesso che mi sarei impegnato in qualcosa di grande, che mi sarei sforzato di rendere questa terra più abitabile per tutti. Con le Acli sento di servire Cristo e la sua bellezza, sento di lavare i piedi ai miei fratelli, sento di non rassegnarmi. La nostra storia è quella di due persone normali, un marito e una moglie che litigano per le loro stupidaggini e che cercano, nel loro piccolo, di essere luce del mondo e sale della terra. Io e Anna Chiara infatti siamo qui oggi come testimoni del fatto che vale davvero la pena donare la propria vita al Signore, con tutte le nostre debolezze. Che fortuna, quella della nostra generazione, di aver ascoltato un Papa che con umiltà e allegria diceva:«Non abbiate paura di essere santi». I Santi ci ricordano che il Vangelo è vero, che
Con Anna Chiara siamo emozionati e confusi. Giovedì in piazza San Pietro, Giovannino tra le braccia, dovremo fare una delle testimonianze ai giovani che incontrano il Papa. Pregate per noi, perchè lo Spirito Santo ci illumini e ci guidi. Noi ci metteremo tutta la nostra docilità e il poco che siamo...
Qui è la mamma che scrive... Giovanni è ancora alle prese con l'influenza, tra tosse, raffreddore e mal di pancia... il suo papà, per simpatia con il piccolo, ha trascorso il fine settimana a letto con 38/38,5 di febbre. Inutile a dirsi, lunedì mattina era tutto passato o cmq non tanto grave da non andare a lavorare... che bel fine settimana! E' prorio il caso di dire che tutto è Grazia. E non è difficle dirlo perchè c'è una grazia palpabile nel prendersi cura di un marito allettato, nel praparargli la minestrina di verdure e portargliela a letto. E' un pò come ragalargli un pezzetto di quelle cure materne che da nove mesi sono tutte per il puledrino giovanni. E' vuoi mettere il divertimento di andare da sola alla festa di sabato sera... pare vero sono tornata a casa dopo appena un'ora e un quarto!
P.s.: Un appunto a mio marito: stamattina non ho trovato nessun biglietto in giro per casa, mi è mancato... grazie per la serata di ieri mi sono divertita tanto a lavorare con te al giornale malgrado la stanchezza. Ti amo
Due giorni di ascolto. Con Giovanni che, giustamente, chiedeva altro e che, per farcelo capire ancora più chiaramente, nell'unica notte che abbiamo passato fuori, si è fatto venire trentanoveemezzo! E noi? Illuminati (o incoscienti) come non mai lo abbiamo riportato a casa, abbiamo chiamato la nonna e siamo tornati al ritiro ripetendoci: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti". Affamati di parole di vita eterna. Che dire? Bello! Il parroco ci stupisce sempre e ringraziamo Dio di avercelo mandato.
Eccomi qui nuovamente... E' passato quasi un mese da questo bellissimo post di mia moglie e, se i primi giorni non osavo toccarlo, poi sono subentrati grandi impegni che ci hanno fatto restare un pò indietro rispetto all'aggiornamento. Nel frattempo la vita è andata avanti. E' iniziata la Quaresima, questo tempo forte da ascoltare. Per la serie la vita non è una scienza esatta, un paio di settimane fa, ci siamo svegliati sentendo Giovannino che respirava affannosamente. Fischiava come una finestra, d'inverno, quando il vento passa tra le persiane. Subito lo abbiamo portato al Pronto Soccorso. Vi lascio immaginare in macchina, nel tragitto che ci separava dall'Ospedale, la paura e le preghiere nel vederlo così fragile e indifeso. Non sapevamo come aiutarlo... Ringraziando Dio era solo un laringo spasmo. Dopo un bell'aerosol e una pasticca di cortisone la situazione è rientrata, ma ce la siamo fatti sotto. Nel frattempo, in questi giorni, ci è venuto a trovare il Piccolo Zaccheo che salutiamo e ringraziamo per l'amicizia. Mentre scrivo Anna Chiara e Giovanni dormono abbracciati, mi hanno letteralmente sfrattato dal tepore del mio letto... santi mariti-padri!
Divertente il mio maritino che parla a bassa voce. Belle le sette chiese (che in reltà sono 12) ho ancora le gambe indolenzite, ma belle davvero… una Grazia direi!!! Il mio riposo, come ormai tutti avranno capito, è quando Gigi è a lavoro! Ebbene sì, stare a casa con Giovanni, montare le tende, fare spese e bucati, bollettini postali e cene, studiare e lavorare ai miei vari impegni, tutto questo è il mio riposo! Perchè quando lui torna a casa... si salvi chi può! Mio marito è energia allo stato puro, è una di quelle persone che quando si sposta da una stanza all’altra fa vibrare il pavimento, e vi giuro non è un ciccione, lui è massa muscolare. Al mondo esistono persone che lasciano impronte e persone che lasciano il segno! Di lui si percepisce la presenza anche dopo che è andato via, (non mi riferisco a problemi di aerofagia). La sua fisicità rispecchia perfettamente la sua testa, vulcanica, potente, prepotente e goffa, inarrestabile e stupefacente, è un uomo “dall’ombra d’oro” come Ultimo Parri… Amare un uomo così è un lavoro a tempo pieno, una sfida, un’impresa, è poter continuare tutta la vita a ricevere ogni giorno una busta a sorpresa, è il dono più grande che mi sia mai stato fatto. Un esempio, mio marito consuma il cavallo dei pantaloni con frequenza settimanale, è uno che indossa solo sandali e li butta quando la suola si buca, mangia la bistecca lasciando l’osso pulito, lui brucia, consuma tutto. È uno che la sera a letto si addormenta in meno di un minuto e sempre facendo qualcosa, scrivendo, leggendo o pregando, lui non aspetta mai il sonno, è il sonno che se lo va a prendere tutte le sere. Mi sono innamorata di lui quando ho capito che sapeva trasformare in evento ogni momento, è un uomo che scava, non puoi conoscerlo superficialmente se lo conosci hai sicuramente condiviso con lui qualcosa di grande, questo è certo. Come marito, è pungolo, è un abbraccio infinito e protettivo, è un calore che entra nelle ossa quando la sera lo raggiungo a letto che già dorme. E io lo odio e lo ringrazio perché facendosi odiare mi ama, non mi fa sconti e mi trascina, e io lo amo e ringrazio Dio d’avermelo messo a fianco. Ora continuo a riposarmi, devo fare un’altro bucato…